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Primi passi nel bush australiano

Sono le 6 di mattina, il sole è appena sorto su Melbourne, il cielo è completamente terso, nessuno nuvola, solo una fresca brezza marina s’incanala tra le strade di St. Kilda. Una quiete strana di primo mattino, per essere una metropoli di 3 milioni di abitanti. Nel giro di poco tempo mi ritrovo alla Southern Cross Station, la stazione ferroviaria da cui partono i treni regionali del Victoria, credo non ci sia nome più adeguato di questo per un luogo di arrivi e partenze: Croce del Sud, la costellazione che ha guidato gli esploratori lungo le traversate oceaniche.

Viaggiare in treno è come avere davanti agli occhi una pellicola di immagini, un susseguirsi logico di paesaggi incredibili. Da Melbourne a Castlemaine lo scenario cambia rapidamente, pianura, colline, boschi di Eucalipto, pianura, ancora colline, qualche casa ogni tanto, mantenendo sempre la stessa tonalità giallina dovuta dall’implacabile forza del Sole, solo poca vegetazione riesce a non essere bruciata dal calore del Sole estivo australiano.

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Una volta arrivata a Castlemaine è facile capire di essere entrati nella vera Australia, di essersi lasciati alle spalle l’omologazione della metropoli per addentrarsi nella loro quotidianità. Castlemaine non è altro che un piccolo paese, con una strada principale dove sfilano i negozi di abbigliamento, deliziosi café e ristoranti, semplici, ma curati e all’incirca 5 pub. Una cittadina tranquilla, ordinata, circondata dal bush e da un’ambiente perfetto dove poter intraprendere meravigliose escursioni, come Mount Alexandra che con i suoi 760 metri di altitudine regala una vista panoramica sull’intera vallata. Purtroppo, la stagione estiva è seriamente pericolosa per il bush australiano e i continui incendi creano un fitto strato di foschia nell’atmosfera. Malgrado tutto, le viste panoramiche che regala Mount Alexandra, lungo il trekking, fanno sentire noi esseri umani nient’altro che misere nullità nei confronti del vuoto assoluto. Sono cresciuta nella Pianura Padana, dove tutto è pressoché piatto, ma non avrei mai immaginato di ritrovarmi di fronte a una simile vastità. Il vuoto davanti e sotto di me, nient’altro che centinaia di chilometri di pianura, pianura e ancora pianura.

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Proprio nel momento in cui s’inizia a pensare che forse la natura australiana è certamente grandiosa, ma forse un po’ monotona e veramente riarsa dal Sole, ecco che riesce a stupirti, offrendo il paradiso naturale di Turpins Falls, un piccolo lago alimentato da una debole cascatella. Un posto immacolato che solo i locali conoscono, dove è possibile finalmente ritrovarsi in silenzio, faccia a faccia con la perfezione. Dopo una nuotata nelle sue acque fresche, è tempo di tornare a Castlemaine. Il Sole cala verso l’orizzonte, lentamente, come è lenta e rilassata la vita di provincia, seguendo la filosofia del “no worries, mate!”

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Uno stormo di Cacatua vola contro il cielo azzurro, chiassosi come sempre, meravigliosi nelle loro piume bianche e gialle, come sempre. La notte regala ancora più emozioni del giorno. Ritrovarsi faccia a faccia con la via lattea, non è uno spettacolo a cui siamo abituati, solo il silenzio può ben descrivere l’emozione di poter vedere nitidamente lo scintilìo infinito, instancabile e avvolgente del cielo.

Guardare l’universo infinito dritto negli occhi, dà un senso a tutta la mia esistenza, il peso delle stelle regala invece leggerezza alla mia mente, al mio spirito. Tutto torna al suo posto, ritrovo la pace in quell’istante, mentre sorrido alle scie della via lattea, con lo sguardo incollato verso l’alto e la mente che vola nel suo infinito.

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Royal Botanic Gardens

Non tutte le città al mondo possono godere di un parco naturale di 38 ettari, situato proprio nel cuore pulsante metropolitano. E’ ciò che rende unica Melbourne, il perfetto connubio tra natura e tecnologia, tra verde pubblico e costruzioni iper moderne. Anche per questo motivo i Royal Botanic Gardens sono stati votati tra i migliori giardini al mondo, collezionando oltre 10,000 specie sia autoctone, sia da diverse parti del mondo. Un vero paradiso biologico, dove potersi perdere in piacevoli camminate, tra l’Australian Forest Walk, il California Garden, le Camellia, Oak and Palm Collections, la serra tropicale, diverse altre collezioni provenienti da Nuova Zelanda, sud est asiatico e Sud Africa, per concludere con il Gulfoyle’s Volcano, un tempo usato come riserva d’acqua per l’irrigazione dei giardini.

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Silenzio…quando ci si ritrova in mezzo a questo fantastico parco naturale, è come essere trasportati immediatamente in un universo parallelo, lontano dal rumore e dal caos della città, pur essendo esattamente in mezzo ad essa e viaggiando tra le diverse parti del mondo, seguendo le diverse collezioni e i percorsi guidati.

I Royal Botanic Gardens sono un vero e proprio organismo attivo sul territorio, per la tutela della biodiversità australiana e per una maggiore sensibilizzazione verso la protezione dell’ambiente. E’ possibile prendere parte anche all’Aboriginal Heritage Walk, un viaggio attraverso la cultura e le tradizioni aborigene, accompagnati da una guida indigena che spiega i diversi utilizzi delle piante come medicine o come possibile nutrimento.

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Attori di un nuovo mondo

D’un tratto mi salì quella sensazione, che non avevo mai provato fino ad allora. Mentre me ne stavo seduta, guardando l’oceano che svaniva verso l’orizzonte e le onde sinuose che s’infrangevano contro i pali di legno, ormai arrese al proprio destino, mi sentii per la prima volta parte di questo mondo capovolto. A volte la civilizzazione può giocare brutti scherzi, uniformando ogni luogo della terra secondo le proprio logiche e regole ferree, così tanto vale trovarsi a New York, a Chicago, a Londra o a Melbourne, ciò che vedrai attorno a te saranno solo giganti di ferro e vetro, cemento, strade, insegne luminose e centri commerciali.

In quell’istante però ero isolata, lontano dal caos della metropoli, sola seduta su di un piccolo, gracile molo di legno, avendo intorno a me solamente le scure acque della baia di Melbourne, un piccolo porticciolo gremito di barchette a vela danzanti al ritmo delle correnti marine e i gabbiani in volo, divertiti dal percorso a ostacoli tra gli alberi maestri delle vele. Uno strano velo di purezza e perfezione avvolgeva i contorni, la luce regalava una tonalità di blu intensa, tutto si trovava al punto giusto, nel momento giusto.

Finalmente c’ero. Mi trovavo dall’altra parte del mondo. Milioni di chilometri di distanza mi separavano da ciò che ero abituata a vedere tutti i giorni. Ero lontana, con un’altra stagione, un’altra ora della giornata, capovolta a testa all’in giù, guardando dritto verso il Polo Sud. A volte è davvero difficile riuscire a percepire i luoghi, entrarvici in armonia, specialmente se si è circondati dal caos metropolitano e da mille altre distrazioni, ma ce l’avevo fatta, avevo finalmente raggiunto la consapevolezza di far parte di un mondo distante, diverso, e scrutavo l’orizzonte, sorridendo al nuovo mondo che mi accoglieva.bright. pier brighton ocean view brighton water

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Brighton Beach

Brighton Beach è famosa in tutto il Victoria per l’esplosione di colori delle sue tradizionali beach houses, protagoniste di innumerevoli scatti fotografici in cartoline, quadri e guide turistiche. Trovandosi a pochi chilometri da St. Kilda, Brighton Beach è semplicissima da raggiungere, sia in bus (linea 600), sia a piedi o in bicicletta. Più ventosa e selvaggia rispetto alla precedente Chealsea Beach, rimane comunque uno dei luoghi migliori dove poter fare il bagno nei dintorni di Melbourne, se non altro per il suggestivo panorama del CBD che regala e per la lunga passeggiata che costeggia l’oceano fino ad entrare nel quartiere di St. Kilda.

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Lygon Street, Italia di ieri, Italia di oggi

“Quanti anni hai?!”

“22”

“Ecco, io ero più giovane di te di 3 anni quando sono arrivato qui da solo nel ’65”

“E’ stato uno dei primi italiani ad arrivare”

“Sì, sì. In nave. Qui non c’era nulla e quando dico nulla è davvero nulla. Vivevano come animali, cercavi di piantare qualcosa e non cresceva nulla, il terreno non dava frutti…ci sono voluti anni prima che questo paese si civilizzasse”

“Però alla fine è andata bene, si è costruito la sua vita qui e il business va bene”

“Sì ma non hai idea di quanto sia stato difficile i primi anni. C’era un razzismo spropositato verso gli italiani, se non stavi attento ti accoltellavano per strada”.

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Domenico. 67 anni. Pugliese. Scappato dall’Italia nel dopoguerra perché l’unica possibilità che gli offriva il suo paese era quella di fare il pescatore, ma già tutti lo facevano, i mari scarseggiavano di pesce e se non avevi soldi per prenderti una nave più grossa, con quelle a vela non ci potevi campare. A 19 anni ha mollato tutto, famiglia, affetti, amicizie, prese quella nave e per un mese attraversò metà mondo per arrivare in una terra ancora più arida, secca e disperata dell’Italia, ma nuova. Come una pagina bianca ancora da scrivere, in cui ognuno poteva dare il proprio contributo, poteva scrivere la propria storia.

Lygon Street, Little Italy è un quartiere a nord di Melbourne, una lunga strada dove si susseguono ristoranti, gastronomie e gelaterie italiane. E’ il quartiere che molti italiani venuti in Australia, tendono a evitare, che senso ha andarci se dall’Italia sono fuggito?!

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Invece, come in tutte le cose, è necessario guardare più a fondo, scavare, fermarsi a osservare e riflettere un attimo. Lygon non è solo la strada di quegli italiani imbroglioni che fanno di tutto pur di venderti un piatto, accalappiandoti per strada. Lygon è la strada di Domenico e di molti altri che come lui hanno mollato tutto, tentando la fortuna e sfidando l’ignoto. E’ la storia dell’Italia del dopoguerra, ricca di aneddoti e storie personali straordinarie e come tale è una parte importante del nostro passato.

“La mia generazione ne ha passate di tutti i colori, la vita era veramente difficile qui all’inizio”

“Lo so Domenico, ci separano circa 40 anni di storia, ma forse la mia generazione è più vicina alla tua di quanto non si possa credere”.

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Chealsea Beach

Chi pensa all’Australia si immagina spiagge bianche senza fine, acqua cristallina e paesaggi marittimi da sogno. In effetti per gran parte della superficie costiera del paese è proprio ciò che si può trovare, ma Melbourne, essendo situata in una baia protetta non vanta purtroppo di questi scenari paradisiaci. Per godersi una giornata di mare e per trovare acque cristalline è necessario uscire dalla città, prendere uno dei treni che porta in direzione di Frankston e recarsi in una delle spiagge situate sotto le Black Rocks, Chealsea Beach è una di queste.

chealsea beachCon le sue casettine colorate e l’azzurro intenso dell’acqua, Chealsea Beach è di gran lunga uno dei luoghi migliori dove poter fare il bagno nei dintorni di Melbourne, data anche la tranquillità delle correnti e la quasi totale assenza di animali mortali (credetemi in Australia è veramente un lusso). Una cittadina piccola, rilassante, dove poter fare anche un barbecue in riva all’oceano o rilassarsi in uno dei suoi parchi.chealsea beach boxchealseabeach colours

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Le Docklands dagli aborigeni a oggi

Le Docklands di Melbourne erano un tempo uno dei luoghi preferiti di caccia delle tribù aborigene dei Wurundjeri, Boonerwrung, Taungurong, Djadja Wurrung e  Wathaurong. Costituiscono il delta del fiume Yarra e fino ai primi del ‘800 non si trattava altro che di una superficie paludosa, ricca di vegetazione e fauna locale.

Il primo arrivo degli europei nella baia di Port Phillip risale al 1803, ma a questo non seguì un insediamento vero e proprio, il quale invece, ci fu quando nel 1835 sir John Batman e sir John Fawkner colonizzarono queste terre illegalmente, senza cioè l’autorizzazione del governatore Bourke del New South Wales. E’ interessante scoprire come Melbourne, la città più vivibile al mondo, una delle metropoli più celebri, sia stata fondata da un certo Batman, addirittura in modo illegale. Questa è la strana storia dell’Australia, dove tutto più o meno nasce da ex galeotti, rifugiati e personaggi decisamente particolari.

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Nel 1850, proprio durante il boom della febbre dell’oro, il porto di Melbourne fu ampliato notevolmente per permettere un accesso più agevole alle navi e ai migranti, in continuo arrivo. La crescita continuò lungo tutto il ‘900. Fu però nel 1991 che il governo della città decise di prendere in mano la situazione e di trasformare le Docklands in un’area non solo adibita a commercio e industria, ma soprattutto in un’area residenziale, un luogo elegante d’incontro tra le acque dello Yarra e la città, un city waterfront di classe, dove qualsiasi australiano sognerebbe di vivere.

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Negli anni ’90 iniziano i lavori per trasformare il vecchio porto in un vero e proprio insediamento urbano, una città nella città, in continuo sviluppo che vedrà il suo finale completamento non prima del 2020, anno in cui dovrà raggiungere le dimensioni del CBD con circa 20.000 residenti.

Riesce difficile oggi pensare che un tempo le Docklands fossero il luogo preferito di caccia delle tribù aborigene del Victoria, dove non vi erano altro che flora e fauna locale. Oggi queste terre sono diventate una sorta di parco giochi per adulti, con centri commerciali, palazzi, ristoranti e locali, l’Ethiad Stadium e un’ infinità di uffici. Purtroppo la storia si ripete come in molti altri paesi al mondo, ciò che oggi ci incanta e stupisce, non è altro che il risultato del dolore e delle violenze del passato.

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Forse è per questo motivo che le città non mi hanno mai suscitato grandi emozioni, non riescono a commuovermi, non riescono a farmi volare in un mondo parallelo. Certo, l’arte umana è decisamente apprezzabile, per alcuni versi anche interessantante, ma non è ciò che il viaggiatore dentro di me va cercando.

L’origine, la purezza, la forza e l’energia intensa degli elementi… come si può trovare tutto questo in una città!?

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Inseguendo la Stella del Sud

Quando il viaggiatore si affacciò agli estremi del mondo, l’unica cosa che poteva provare erano lacrime di commozione. Una gioia infinita nel vedere quei luoghi primordiali in cui solo le regole della natura possono governare. Il viaggiatore non si era mai spinto così a sud, i suoi occhi non avevano mai osservato quelle latitudini, le sue orecchie non avevano mai ascoltato il canto dei gabbiani e delle foche, trasportati dai venti che animano i giganti dei mari del sud. Questo era il mondo prima della civilizzazione, avvolto da un’aurea di armonia e purezza che nessuna mente umana ha mai potuto minimamente eguagliare.

Un Wallaby spunta guardingo dalla vegetazione rada. Ogni tanto i pinguini si fanno coraggio e sbucano dalle loro tane, osservando con cautela gli spettatori umani. Abbiamo molto da imparare da loro, dal vento e dai cavalloni che si infrangono sulle rocce. Questo era il mondo prima che noi intervenissimo, ed era semplicemente perfetto. the nobbies centrephillip island spiaggiaphillip island seagullspenguinoceano

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Phillip Island

Phillip Island è una piccola isola situata a sud di Melbourne, facilmente raggiungibile grazie al ponte di collegamento con la terra ferma, che la unisce alla cittadina di San Remo. Questo piccolo lembo di terra è un vero paradiso dal punto di vista naturalistico, malgrado la presenza del famoso circuito di motociclismo, l’isola è sede di meravigliosi parchi naturali e ospita specie animali protette, come pinguini, foche e koala.

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Phillip Island si affaccia dritta nello Stretto di Bass, che divide la Tasmania dall’Australia meridionale, qui l’Oceano si fa vedere in una delle sue forme più selvagge ed affascinanti, con le meravigliose Nobbies, giganteschi massi che sbucano dalle acque oceaniche, le Seal Rocks e i Blowholes. Point Grant è il punto esatto in cui vi è la sede del Nobbies Centre, uno dei centri ecoturistici più premiati al mondo e poco distante da qui, prende luogo uno degli spettacoli naturali più particolari al mondo: la Penguin Parade. Ogni sera alle 21, centinaia di pinguini fanno ritorno alle loro tane dopo una lunga giornata di caccia nell’Oceano, assistere in prima persona a questo evento naturale regala emozioni davvero uniche, peccato che la notorietà del fenomeno lo renda spesso troppo affollato di turisti.

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Non solo pinguini a Phillip Island, ma anche koala, nel Koala Conservation Centre (incluso nel circuito dei 3 parchi insieme alle Nobbies e alla Penguin Parade) è possibile avvistarli mentre dormono o si nutrono sugli alberi di Eucalipto, si ricorda che i koala dormono in media 20 ore al giorno, è molto più frequente vederli mentre dormono, ma con un po’ di fortuna si possono addirittura vedere da molto vicino, sia gli adulti che i cuccioli. Nello stato del Victoria è vietato l’addomesticamento dei koala, per questo sono lasciati liberi di muoversi come desiderano all’interno della riserva e non è possibile toccarli.

koalakoala reservekoala + babyInteressante è anche la visita con degustazione guidata di vini e formaggi alla Phillip Island Vineyard and Winery, una cantina vinicola immersa nella pura campagna australiana, tra dolci colline e campi senza fine, dove si possono degustare i vini di loro produzione e rilassarsi in un meraviglioso ed accogliente cottage in legno.  winery

Sono molte le agenzie di viaggio locali che organizzano tour in questo piccolo, ma meraviglioso lembo di terra del Victoria, una delle migliori è senz’altro il Wildlife Tour Australia, che con soli 109 dollari ti permette di partecipare a tutte le attività descritte sopra, inclusa anche la visita a una fabbrica di cioccolato locale, oppure a un’ulteriore riserva naturale con Flying Foxes e Diavoli della Tasmania.

www.wildlifetours.com.au

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